Il concetto di Art Brut (letteralmente, "arte grezza") fu introdotto e teorizzato dal pittore e scultore francese Jean Dubuffet nel 1945. In seguito, nel 1972, il critico d'arte Roger Cardinal coniò il termine Outsider Art come sinonimo inglese del termine francese. Influenzato dalla lettura del libro Artistry of the Mentally Ill (1922) dello psichiatra Hans Prinzhorn e affascinato dalla natura nomade ed effimera di alcune tribù africane, Dubuffet usò il termine art brut per indicare l'arte prodotta da artisti autodidatti o comunque non professionisti lontani dagli schemi di norme estetiche, in modo spontaneo e senza pretese culturali.
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In genere questi artisti hanno pochi contatti con il mondo dell'arte tradizionale o le istituzioni artistiche e in molti casi il loro lavoro viene scoperto solo dopo la loro morte. Rientrano in questa categoria ad esempio i pazienti di cliniche psichiatriche e i detenuti. In tal senso Brut prende anche il significato di autentico, puro, incontaminato. Dubuffet era convinto che la vita degli individui semplici conteneva più poesia dell'arte accademica, pertanto creò un'arte libera da preoccupazioni intellettuali, che a volte appare primitiva e infantile.

Si deve proprio a Jean Dubuffet il merito di aver riscoperto e inserito nella corrente Art Brut lo svizzero Adolf Wölfli.
Cresciuto in campagna, in un ambiente molto povero e con un'infanzia segnata dall'orrore e dalle violenze di un padre alcolista, Wölfli venne dichiarato schizofrenico e fu rinchiuso a vita in un ospedale psichiatrico dove cominciò a disegnare, scrivere e comporre musica. Le sue creazioni attirarono l’attenzione dello psichiatra Walter Morgenthaler, che volle incoraggiare la sua espressione artistica. I suoi disegni, in cui spiccano le ripetizioni ossessive di elementi geometrici, sembrano esprimere una sorta di horror vacui. Anche nella scrittura, Wölfli mostrò un talento inusuale e fu in grado di creare giochi di parole talmente elaborati da farlo paragonare a Lewis Carroll. Pare inoltre che l'artista abbia in un certo senso anticipato Andy Warhol, realizzando svariati decenni prima di lui un'opera intitolata Campbell’s Tomato Soup, raffigurante proprio la marca di zuppe resa nota dal padre della Pop Art. Nel 1945 Jean Dubuffet decise di inserirlo fra gli esponenti dell'Art Brut, in considerazione del suo spirito creativo autodidatta, slegato dalle convenzioni, non condizionato da influenze esterne.
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Dalla salute mentale e fisica piuttosto fragile e spesso vittima di eventi psicotici, l'artista tedesco Paul Gösch era considerato uno "specialista dell'acquerello". Nel 1917 venne ricoverato per schizofrenia nella clinica psichiatrica di Göttingen dove suo cognato, capo dell'istituto, gli permise di continuare a lavorare come artista. Qui, Gösch creò molti acquerelli e disegni e dipinse su buste, manifesti, giornali e tutti gli altri materiali che riusciva a trovare. Compose inoltre poesie e scrisse e illustrò numerose fiabe.
Nel 1940 l'artista divenne una delle tante vittime del programma di eutanasia portato a termine dai nazisti. La combinazione di pregevoli opere d'arte, emarginazione e problemi psichiatrici ha contribuito a inserirlo nel contesto dell'Art Brut.

Viene annoverato fra i massimi esponenti dell'Art Brut anche lo scrittore e illustratore americano Henry Darger, in virtù della sua vita solitaria, vissuta lontano dal mondo esterno e da qualunque corrente artistica. Rinchiuso in manicomio da giovanissimo, riuscì in seguito a fuggirne e a vivere un'esistenza semplicissima, vestendosi in modo sciatto e raccogliendo per strada oggetti di vario tipo (gomitoli di spago, occhiali, scarpe) che poi esponeva insieme alle sue opere d'arte nella propria casa-studio. A prima vista, le opere di Darger non sembrano troppo diverse dalle illustrazioni dei libri per bambini, ma guardando più da vicino si notano elementi decisamente più oscuri. Molto solitario, ebbe un solo grande amico, William Schloeder, spesso definito da Darger "amico speciale", tanto che alcuni studiosi hanno ipotizzato una relazione di tipo romantico fra i due. Nel 1930, Darger si stabilì in una stanza nel North Side di Chicago dove continuò a creare incessantemente. Poco prima della sua morte, i padroni di casa scoprirono i suoi lavori e, riconoscendone il valore, decisero di diffonderli contribuendo al successo postumo dell'artista. Darger è oggi un nome noto dell'Outsider Art e alcune sue opere sono state vendute all'asta a prezzi piuttosto elevati alla New York Outsider Art Fair.

Fra le rappresentanti femminili dell'Art Brut vale la pena menzionare Anna Zemánková, una pittrice, disegnatrice e artista di pastelli ceca autodidatta. In seguito alla morte del figlio primogenito nel 1939, Zemánková ebbe lunghi periodi di depressione per tutti gli anni '50. Per aiutarla a combattere questo disagio mentale, il secondo figlio, uno scultore, le suggerì di provare a disegnare. All'età di 52 anni, iniziò a creare "disegni vorticosi e luminosi", poi evolutisi in forme floreali e astratte, in arabeschi, spirali e forme geometriche. L'artista lavorava nelle prime ore del mattino (dalle 4 alle 7) in quello che alcuni definirono uno stato di trance. La Zemánková definiva invece il proprio lavoro frutto di un processo spontaneo, mai premeditato; era come se il disegno nascesse da solo, senza che ci fosse bisogno di rifletterci sopra o di cancellare. In quelle primissime ore del mattino l'artista catturava le forze magnetiche in grado di sprigionare l'estro creativo. «Coltivo fiori che non crescono da nessun'altra parte» diceva.

In questo processo creativo spontaneo, autodidatta, libero da qualunque imposizione e frutto di una pulsione emotiva è racchiuso il senso profondo dell'Art Brut/Outsider Art, un movimento slegato da particolari confini di carattere temporale e connesso soprattutto all'estro individuale e alla comunicazione immediata e sintetica di artisti emarginati dal mondo esterno.
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