Questo succedersi, mi sembra ormai chiaro, non lo afferriamo con la ripetizione di gambe, di braccia, di figure, come molti hanno stupidamente supposto, ma vi giungiamo attraverso la ricerca intuitiva della forma unica che dia la continuità nello spazio.
Era l’11 aprile 1912 quando Umberto Boccioni pubblicò il Manifesto Tecnico della Scultura Futurista: "Non vi può essere rinnovamento alcuno in un’arte se non ne vien rinnovata l’essenza, cioè la visione e la concezione della linea e delle masse che formano l’arabesco. Non è solo riproducendo gli aspetti esteriori della vita contemporanea che l’arte diventa espressione del proprio tempo, perciò la scultura come è stata intesa fino ad oggi dagli artisti del secolo passato e del presente è un mostruoso anacronismo!"

L’anno seguente, Boccioni completò la sua scultura simbolo, Forme uniche nella continuità dello spazio, uno dei più grandi capolavori del Futurismo. L’obiettivo era quello di rappresentare il movimento e la fluidità respingendo la tradizionale accezione della scultura come raffigurazione statica: Boccione ruppe i blocchi per convertirli in movimento, riassemblandoli in una figura che marcia in avanti, verso un nuovo mondo coraggioso.
In questi giorni sono ossessionato dalla scultura! Credo di aver visto una completa rinnovazione di quest'arte mummificata.
L'opera, osservata da vari punti di vista, rappresenta una figura umana in cammino, che appare come un'assemblaggio di ingranaggi in movimento e muscoli. Grazie all'alternarsi di cavità, rilievi, pieni e vuoti, la scultura crea un effetto di chiaroscuro che genera all'occhio la sensazione di moto.

La mancanza effettiva di arti o caratteristiche fisiche non toglie alla scultura la potenza stessa del movimento umano: le parti del corpo diventano spazi pieni e vuoti, rimanendo riconoscibili grazie alla posizione. Le gambe, ad esempio, sono trasformate in scie di bronzo, quasi a descrivere la potenza del moto. La superficie stessa della scultura, scura e luminosa, riesce a creare degli effetti incredibili attraverso un'opportuna illuminazione, garantendo ancora più enfasi sulla sensazione di vederla "viva".

L'opera originale di Boccioni, del 1913, è conservata al Museo di Arte Contemporanea di San Paolo del Brasile. Nel corso della sua vita non venne mai prodotta la copia in bronzo, ma diversi altri calchi furono invece creati negli anni successivi, dal 1931 al 1972: diverse versioni sono esposte nei più importanti musei del mondo, tra i quali il MoMA di New York, la Tate Modern di Londra e il Museo del Novecento di Milano.

Altre versioni sono invece in mani private, e appaiono molto raramente sul mercato. Ecco perché durante l'asta "Impressionist and Modern Art" di Christie's a New York, una versione del 1972 realizzata su commissione di Claudio Bruni Sakraischik, direttore della galleria d'arte 'La Medusa' di Roma, ha raggiunto il prezzo record di oltre 16.165.000 di dollari dopo una sentita battaglia di offerte tra 7 acquirenti.




