La luce può essere sensuale; può essere confortante; può anche essere pericolosa. Va oltre la scienza o la natura, o anche l'arte - è potente come la vita stessa.
Non era molto convinto della definizione che gli era stata attribuita, Ingo Maurer. Chiamato da tutti “il poeta della luce”, in una delle ultime interviste rilasciate prima della sua scomparsa, avvenuta il 21 ottobre 2019, aveva infatti dichiarato di non considerarsi un “poeta” bensì un “gravity free”, un creativo che ascolta la sua voce interiore, mettendosi a nudo. Ciò che non avrebbe mai potuto negare però, era il suo essere visionario e ironico: Ingo Maurer ha cambiato il mondo del design e dell’illuminazione, trasformando delle semplici lampadine in piccoli (e grandi) oggetti da sogno.
Maurer nacque nel 1932, sull’isola di Reichenau, Lago di Costanza, in Germania. Dopo una formazione in ambito tipografico e grafico, negli Sessanta partì per gli Stati Uniti, dove lavorò come designer indipendente prima di fare ritorno in Europa nel 1963 e fondare la sua azienda, la Design M, che divenne poi Ingo Maurer GmbH.

L’esordio nel mondo dell’illuminazione arrivò nel 1966, con la mitica Bulb, una lampada in vetro di cristallo soffiato che racchiude a sua volta una piccola lampadina in metallo cromato. Talmente innovativa che due anni dopo entrò a far parte della collezione permanente del MoMA, così come tante altre delle sue incredibili creazioni: Gulp, Little Black Nothing, YaYaHo, Los Minimalos Dos, Lucellino Wall, Wo bist Du, Edison…? Zettel’z e Porca Miseria!
Leggi anche: Luce e Design: l'artistica luminosità delle lampade da tavolo

La YaYaHo, del 1984 ricorda quasi un mobile di Alexander Calder, artista amatissimo da Maurer: un sistema alogeno a basso voltaggio e a sospensione, in cui tutti gli elementi sono regolabili in orizzontale e verticale, per una lunghezza totale di 10 metri. La YaYaHo fu un successo immediato: a Maurer venne infatti chiesto di creare delle installazioni speciali per la mostra “Lumières je pense a vous” al Centre Pompidou, a Villa Medici a Roma e all'Institut français d'architecture, sempre a Parigi.
Alla fine degli anni ottanta, la Fondation Cartier pour l’Art Contemporain e lo Stedlijk Museum di Amsterdam dedicarono alle creazione di Ingo Maurer importanti mostre, come “Light Chance Reflection” (1989) in occasione della quale il designer della luce creò per la prima volta alcuni apparecchi non pensati per la produzione in serie.
Vuoi ricevere articoli come questo via email? Iscriviti alla nostra newsletter gratuita!

All’inizio degli anni Novanta, invece, con la serie "Lucellino", Maurer mise le ali alle lampadine, nel vero senso della parola: piccole alette di piume d’oca lavorata a mano, vetro, ottone e materiale sintetico vanno a comporre lampade che furono, sono e resteranno sempre delle vere e proprie opere d'arte.
Poi qualcuno arrivò e disse: Porca Miseria!
Del 1994 è un incredibile lampadario composto da pezzi e cocci di piatti, tazze e teiere di porcellana, intitolato Porca Miseria! Ecco cosa raccontò Maurer della sua creazione: "Ero al Salone del Mobile e vedevo troppi progetti impeccabili e perfetti. Porca Miseria! nacque come una ribellione a quella tendenza. Mi piacevano anche gli effetti slow motion come in Zabriskie Point di Antonioni, infatti la lampada inizialmente si chiamava proprio così, Zabriskie Point. Poi, in occasione della prima volta che venne esposta a Milano, qualcuno arrivò e disse: Porca Miseria! Così le cambiai immediatamente il nome."

Alla fine degli anni Novanta arrivò Zettel’z 5, una delle sue lampade più conosciute: in acciaio inossidabile, vetro satinato termoresistente e carta giapponese, la Zettel’z è composta da 31 fogli prestampati e 49 bianchi, che possono essere utilizzati per messaggi personali, disegni e schizzi. Un bellissimo progetto di Maurer, che con questo lampadario invitò gli utenti ad usare la loro creatività.
Gli anni Duemila furono altrettanto ricchi di creatività e innovazione per Maurer: nel 2002, insieme a Raffaele Celentano creò la Campari Light, lampada a sospensione ispirata alle opere di Andy Warhol (a cui seguì infatti anche la Canned Light) e al concetto di ready made. Per la creazione del lampadario vennero impiegate delle bottiglie di Campari soda senza apportarvi alcuna modifica, staccabili singolarmente e sostituibili. Il risultato fu una lampada accattivante e originale, con una luce soffusa nella calda tonalità rosso campari.

Tra gli ultimi incredibili progetti di Ingo Maurer citiamo anche le lampade I Ricchi Poveri Bzzzz e Toto, del 2014, la meravigliosa serie di Luzy (2018) e la sognante Butterflies dreaming, un oggetto elegante e leggero circondato da farfalle fatte a mano.
Maurer, per l’importanza della sua ricerca nel design e nell’illuminazione, ha ricevuto diversi riconoscimenti internazionali, tra i quali diversi Design Prize, nel 1999 dalla città di Monaco nel 2000 dalla città di Barcellona, il Georg Jensen Prize nel 2003 e il Compasso d'oro nel 2011.
Ingo Maurer è scomparso il 21 ottobre del 2019, lasciando la sua grande eredità artistica nel mondo del design e alla sua azienda, la Ingo Maurer GmbH, che continuerà a lavorare nello spirito del fondatore.
Versione aggiornata di un articolo originariamente pubblicato nel 2019.




