Sono tantissime le produzioni creative che hanno come oggetto il seno, o che lo mostrano in modo evidente. In alcune di esse questa parte del corpo viene mostrata senza forzarne l’aspetto estetico, in altre viene esaltata, in altre ancora persino distorta, utilizzata come messaggio culturale o politico. Le concezioni estetiche e la ricezione pubblica sono spesso mutate a seconda dei vari momenti storici.
I primi esempi di rappresentazione artistica del seno femminile risalgono addirittura al Paleolitico. La più antica testimonianza è la Venere di Willendorf, una statuetta di piccole dimensioni (circa 11 cm di altezza), considerata la più famosa tra le Veneri di quel periodo, in cui i seni prominenti sono simbolo di fertilità e sostentamento materno.

Nella Civiltà Minoica le donne ricoprivano un ruolo dominante, in qualità di capi clan o sacerdotesse e venivano spesso ritratte seminude. Famosa è la Dea dei Serpenti, figura ricorrente della scultura cretese di quel periodo. La dea viene raffigurata con i seni nudi e prominenti, enfatizzati da un indumento simile a un corsetto.
L'arte greca classica regalò un nuovo gusto estetico alla rappresentazione del seno, che si concretizzò in sculture nelle quali la costante è il principio di armonia e la ricerca di una bellezza universale. Ricordiamo, fra le varie opere, l'Afrodite Cnidia, risalente al 350 a. C. e realizzata da Prassitele, uno dei più grandi maestri della scultura greca.
Gli antichi romani consideravano il sesso come qualcosa di assolutamente naturale, fonte di piacere, e spesso raffiguravano scene in cui l'ars amandi era liberamente espressa. Numerose sono le rappresentazioni di scene bacchiche in cui Menadi coi seni scoperti vengono accarezzate da Satiri in preda al furore erotico.

Discorso molto diverso per il Medioevo, periodo oscurantista per eccellenza, durante il quale le scarse rappresentazioni di corpi nudi erano ridotte a linee essenziali, con corpi stilizzati privi di qualità estetiche. I pochi esempi di nudo in questo periodo si limitavano a passaggi biblici, come ad esempio la Genesi di Adamo ed Eva, in cui i seni della donna erano spesso ridotti a sporgenze rozze e schematiche.
La rappresentazione della Madonna che allatta il Bambino Gesù, definita Madonna Lactans, meriterebbe una sezione a parte. Un esempio molto particolare è la Madonna del Latte di Jean Fouquet, in cui la Vergine Maria ha il volto di un'algida regina, piuttosto che l'espressione dolce a cui siamo abituati. L'iconografia della Madonna del Latte fu messa al bando dal Concilio di Trento (1545-1563), in quanto si riteneva che tali immagini potessero distrarre i fedeli dalla preghiera. Si vietò la produzione di nuove opere di questo tipo e molte Madonne furono coperte o subirono dei ritocchi.

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Al noto pittore Tiziano si deve il merito di aver conferito una sensualità tutta nuova alla raffigurazione del nudo femminile nell'Arte. La sua Venere di Urbino, dalle morbide forme, ha i genitali coperti da una mano, ma i seni bene in mostra, in un misto di pudore e seduzione squisitamente rinascimentali.

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Nel '600 i seni apparvero in numerosi dipinti ed erano raffigurati in modo morbido e naturale, non idealizzato. Ricordiamo, fra i tanti, i corpi formosi e femminili di Rubens e di Rembrandt.
Fra il '700 e l'800 era diffusa la moda dei ritratti in miniatura scambiati fra fidanzati e amanti come supporto affettivo. In alcuni casi, le donne innamorate posavano perfino a seno nudo, al fine di regalare al proprio amato un'immagine da tenere in tasca e portare con sé, capace di mantenere vivo il desiderio. Immaginate un cerchio di pochi centimetri all'interno dei quali venivano racchiusi amore, erotismo, bellezza e ricordi; una soluzione che oggi potrebbe farci sorridere, ma ai tempi sicuramente rivoluzionaria.
E parlando di rivoluzioni, non possiamo non citare un dipinto simbolo del Romanticismo francese, La Libertà che guida il popolo di Delacroix, ispirato alle giornate rivoluzionarie di Parigi, che esalta la libertà e la passione politica del popolo, simboleggiate dalla giovane donna che avanza sicura a seno scoperto.

Alla fine dell'Ottocento, Edvard Munch dipinse due opere importanti nelle quali la raffigurazione del seno ha il preciso scopo di trasmettere un'emozione e un messaggio. Nel dipinto Pubertà il pittore indaga il tema dell'adolescenza, con i suoi turbamenti, ritraendo una ragazzina nuda i cui seni acerbi sono in perfetto accordo con il volto fanciullesco e l'espressione smarrita. In Madonna, invece, intreccia il sacro e il profano, ritraendo una donna con il busto scoperto e un'espressione estatica con una forte risonanza sessuale. L'opera è giocata sulla bicromia rosso-nero – in particolare nel rosso di quell'aureola profana e nel nero dei lunghi capelli – che sembra richiamare il binomio amore-morte.

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All'inizio del XX secolo, la nudità in genere veniva utilizzata come strumento per scandagliare la psiche e si carica di un significato umano. Divennero noti in quegli anni i nudi di Egon Schiele, che ritraeva, nei suoi corpi scarni, una sessualità cruda che venne perfino tacciata di pornografia. I seni nudi dell'espressionista austriaco ci parlano in realtà di un nuovo senso di libertà acquisita anche attraverso la sensualità e descrivono squisitamente gli aspetti più contraddittori della mente.
Molti sono gli artisti del Novecento e contemporanei che hanno affrontato con una certa intensità il tema dell’erotismo, mostrando con disinvoltura gli attributi femminili. Il seno femminile dunque, spesso tuttora oggetto di tabù, di scandalo o di interesse voyeuristico di bassa lega, viene elevato attraverso l'Arte e si fa portatore di un messaggio politico importante.




