Pittore accurato, prende in prestito dal sogno l’esattezza dell’inesattezza, l’uso del vero per promuovere il falso
Lo scorso 28 ottobre, in occasione dell’asta Impressionist & Modern Art Evening Sale di Sotheby’s, Giorgio de Chirico ha raggiunto un nuovo record: 15.890.400 $ (13.557.784 €) per “Il pomeriggio di Arianna”, un olio su tela del 1913. L’ultimo record del pittore metafisico era stato raggiunto ben undici anni fa con "Il ritornante", un'opera del 1918 della collezione YSL e Pierre Bergé, venduta per 14.1 milioni di dollari da Christie's.
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Sulle orme di questo recente successo, Wannenes presenta il lotto di punta dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea del prossimo 24 novembre, "Le Muse inquietanti", un meraviglioso olio su tela della prima metà degli anni ‘60 proveniente da una collezione privata torinese (stima: 350.000 -450.000 €).

La prima versione dell’opera "Le Muse Inquietanti" risale al 1917, nel pieno della prima guerra mondiale. De Chirico si trovava per il servizio militare a Ferrara, “una delle città più belle d’Italia” come la definì l'artista, nonché luogo di nascita della pittura metafisica. In primo piano appaiono due statue classiche, una in primo piano, eretta, l’altra appena dietro, seduta. Entrambe hanno il capo a “manichino” (simbolo pittorico che de Chirico iniziò a rappresentare dal 1915) e sono circondate da oggetti, mentre sullo sfondo appare una terza statua.

Come in un palcoscenico teatrale, i manichini interpretano Le Muse, divinità protettrici delle arti e ispiratrici dei poeti nel mondo antico. Vestono abiti che riprendono fusti di colonne, tipici dell'architettura greca, nettamente in contrasto con il Castello Estense, simbolo della cultura italiana, e la ciminiera, segno della grande industrializzazione, che fanno da sfondo al dipinto. Questo legame tra l'antichità classica e l'architettura italiana permette un ponte ideologico tra passato e presente che risiede in una piazza vuota, ormai privata della sua più antica funzione, quella di luogo d'incontro.
Perché un’opera d’arte sia veramente immortale è necessario che esca completamente dai confini dell’umano: il buon senso e la logica la danneggiano
Le Muse Inquietanti può essere considerato un manifesto della pittura metafisica, come ha scritto Luca Massimo Barbero in occasione della mostra dedicata a de Chirico ospitata da Palazzo Reale nel 2019: “Con Le muse inquietanti e con il Trovatore questi personaggi, di rigorosa struttura formale, diventano gl’interpreti silenziosi della surrealità dei sogni dechirichiani”.
La metafisica non è considerata come vero e proprio movimento artistico, ma più come una tendenza nella pittura italiana del Novecento. Nel giugno del 1915, Alberto Savinio e Giorgio de Chirico, arruolati nell'esercito, arrivano a Ferrara, stabilendo contatti con Ardengo Soffici, Giovanni Papini e il mercante d'arte Paul Guillaume e il poeta Apollinaire in Francia. Incontrano Filippo de Pisis e nel 1917, Carlo Carrà, che arrivava dall'esperienza divisionista e futurista. Nasce la scuola metafisica. La pittura metafisica raffigura l'inconscio e il sogno, il surreale, con un repertorio di oggetti simbolici accostati in maniera insolita che rappresentano la chiave di lettura dell'enigma. De Chirico scrisse: "Perché un’opera d’arte sia veramente immortale è necessario che esca completamente dai confini dell’umano: il buon senso e la logica la danneggiano".

L'opera in asta da Wannenes è una versione degli anni Sessanta di "Le Muse Inquietanti" del 1917. De Chirico infatti, già dalla metà degli anni Trenta diventa l’alter ego di se stesso, replicando le opere degli anni giovanili. Gli anni dal 1968 al 1978 sono dedicati a quella che è stata definita Neometafisica, "una produzione serrata non solo dei suoi temi più popolari, che reinterpreta liberamente in una sorta di d’après (...) ma anche di nuove grandi re-invenzioni, bastino fra tutti i grandi soli sul cavalletto, le lune, i cavalieri che ritrovano il proprio castello, le volute barocche che si distribuiscono come germi marmorei in paesaggi impossibili. Figure che si staccano ed escono rinnovate dall’immaginario e che rivivono in una produzione interessante, opera di un maestro mai stanco." (dal catalogo della mostra de Chirico, a cura di Luca Massimo Barbero, Milano, Palazzo Reale 25 settembre 2019 – 19 gennaio 2020, Venezia, Marsilio Editore 2019 – Milano, Electa 2019).

Oltre al capolavoro di de Chirico, l'asta di Wannenes propone quasi duecento lotti dalla pittura e scultura italiana del 1800 ai grandi nomi dell'arte contemporanea italiana e internazionale, con opere di Mimmo Rotella, Carla Accardi, Arnaldo Pomodoro ma anche Pablo Picasso, Niki de Saint Phalle e Richard Avedon.
Appuntamento per martedì 24 novembre con l'Asta di Arte Moderna & Contemporanea di Wannenes con tornata unica alle ore 16: l’asta si svolgerà esclusivamente con offerte via internet, per corrispondenza, email e telefono, nel rispetto delle restrizioni legate al contenimento dell'epidemia da Covid-19. Per tutte le informazioni, vi invitiamo a visitare il sito della casa d'aste.



