L’universo intero è fatto di curve.
Le linee curve affascinano gli esseri umani in generale, e gli artisti in particolare, fin dalla notte dei tempi. Il loro fascino sembra legato a varie motivazioni, prima fra tutte il fatto che la linea curva esprime un senso di morbidezza, femminilità e movimento, ed è in armonia con la Natura e con l'Universo, al contrario di quella retta che appare meno libera, più rigida e più artificiale. L'architetto brasiliano Oscar Niemeyer (1907-2012) espresse con queste parole la sua preferenza per le linee curve: "Non è l'angolo retto che mi attira. Neppure la linea retta, dura, inflessibile, creata dall'uomo. Quello che mi attira è la linea curva, libera e sensuale. La linea curva che ritrovo nelle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle nuvole del cielo, nel corpo della donna amata. L'universo intero è fatto di curve." La sensualità delle curve divenne il tratto distintivo di questo artista di fama mondiale, che realizzò alcuni fra i più famosi edifici in Brasile e fu definito uno "scultore di monumenti".

Molti anni prima di lui, durante il Barocco, gli architetti predilessero la plasticità e gli andamenti sinuosi delle linee curve nella realizzazione di edifici e monumenti, mentre in Pittura si distinsero le "curve" generose delle modelle di Peter Paul Rubens. Il pittore fiammingo dipinse donne dalle forme voluttuose, morbide e sensuali (che presero il nome di "rubensiane"), dando spazio a corpi reali e genuini, in cui l'abbondanza era vista come qualcosa di decisamente positivo.

Anche alcuni dipinti più moderni, come ad esempio la Danae di Gustav Klimt, ci affascinano con le loro "curve incantatrici". In questa nota opera il pittore austriaco usa un simbolismo tratto dalla mitologia greca per rimandare al concetto di maternità, ma regalandoci allo stesso tempo un'opera dal forte potere sensuale.
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Le forme femminili furono di grande stimolo creativo anche per Man Ray, che vedeva nelle curve sinuose delle donne un pozzo d'ispirazione. I corpi nudi delle sue modelle vengono ritratti anche di spalle, come nel noto Le Violon d'Ingres, in cui la sua musa, modella e amante Kiki de Montparnasse (alias Alice Prin) prende le sembianze di un violoncello, senza particolari forzature o pose artificiose, ma mostrando una sensualità semplice e naturale. Le curve del suo corpo-clessidra diventano quelle di uno strumento musicale, creando una sinfonia perfetta.

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Se fotografi e pittori uomini nel passato hanno esaltato la sensualità delle curve femminili con uno sguardo ammaliato e talvolta intriso di erotismo, in tempi ben più recenti, l'artista britannica Jenny Saville (nata nel 1970) ha usato le forme in modo provocatorio, ritraendo donne decisamente "curvy" in risposta ai canoni di bellezza della società contemporanea, ossessionata dall'apparenza.
La pittrice ha seguito per un certo periodo il lavoro di un chirurgo plastico, studiando la psicologia delle donne che si sottoponevano a "ritocchini" vari e liposuzioni e ne ha fatto un soggetto artistico. In opposizione a un intervento chirurgico che mira a "raddrizzare" la bellezza, a far diventare dritta una linea curva, l'artista ha scelto di enfatizzare i corpi e la trasbordante femminilità.

Nel mondo della Ceramica, un'artista che ha esaltato e dato grande importanza alle forme sinuose e alle linee curve è sicuramente Dame Magdalene Odundo, artista britannica nata in Kenya. Le sue opere in terracotta trasmettono una sensazione di pace, di calma, di amore materno; mentre lo sguardo le accarezza, le dita immaginano di fare altrettanto, seguendo quelle linee morbide, avvolgendole, lasciandosi avvolgere e abbandonandosi al tocco.
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Ma per quale motivo queste opere ci trasmettono tali sensazioni? Esiste una spiegazione scientifica ben precisa. L'affetto per le curve è in un certo senso "innato" e legato a un istinto primordiale.

Studi recenti di Neuroestetica hanno stabilito che gli esseri umani sono più propensi a considerare bella una stanza quando è ricca di curve piuttosto che piena di linee rette. Un altro importante studio di Neuroimaging, o imaging cerebrale, condotto dall'Harvard Medical School, ha scoperto che la visione di oggetti con linee rette o appuntite attiva l'amigdala, il "sistema d'allarme della mente", ovvero l'area del cervello che elabora la paura; questa reazione si scatena probabilmente perché gli oggetti appuntiti vengono associati a livello primordiale a utensili taglienti, e dunque a una potenziale minaccia. A livello neurologico, dunque, le linee rette simboleggiano il razionalismo rigido e geometrizzato e vengono percepite come minacciose, mentre quelle curve innescano una rassicurante reazione di sollievo. Poltrone oblunghe, sedie curve, motivi circolari e via dicendo sembrano suscitare forti reazioni nei nostri motori estetici. Forse è questo uno dei motivi che portò al successo i mobili in legno curvato di Michael Thonet, considerato il padre del design curvo per gli interni.

Le curve e i movimenti ondulati regalano un valore estetico di grande impatto a qualunque arredo, conferendogli un'espressione che va al di là della sua mera funzione, e vengono usati sempre più spesso dagli interior designers. Palais Bulles, il noto Palazzo delle Bolle (o Bubble Palace) progettato da Antti Lovag e acquistato da Pierre Cardin è uno dei tanti esempi eccellenti.

Tornando al mondo dell'Architettura, con cui abbiamo aperto il nostro discorso, negli ultimi anni sono stati numerosi gli architetti che hanno optato per la linea curva nella progettazione di un edificio. Ed ecco che troviamo l'architettura organica e le curve avvolgenti di Alvar Aalto, Frank Lloyd Wright e Eero Saarinen (definito addirittura "l'Architetto delle Curve"), con la loro volontà di esprimere una libertà compositiva contro gli schemi precostituiti. Le forme fluide e la plasticità di alcuni fabbricati contemporanei sembrano essere in perfetta sintonia con la natura, si fondono quasi con l'ambiente circostante.
Fra i numerosi esempi in tempi recenti: il Museo Guggenheim di Bilbao, progettato da Frank Gehry. Quando l'architetto Philip Johnson vide questa imponente e famosissima costruzione per la prima volta, si mise a piangere per l'emozione. C'era qualcosa nelle curve maestose del noto edificio che lo scuoteva a livello emotivo. “L'architettura non è fatta di parole; è fatta di lacrime", avrebbe commentato in seguito.
Le curve sembrano dunque innescare una reazione molto forte nella psiche umana, attingendo alla rete emotiva umana primordiale di cui abbiamo parlato. Ci piacciono perché sono antropomorfe e fitomorfe, evocano morfologie note e rassicuranti come il profilo della luna, le onde del mare, i dolci declivi delle colline, il ventre materno... Chissà, forse in futuro vedremo sempre più opere d'arte, edifici e oggetti di design meravigliosamente... "curvy".
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