Un designer dovrebbe sapere che gli oggetti possono diventare lo strumento di un rito esistenziale.
Ribelle agli standard e alle regole del settore, artista dall'estro inesauribile, creatore a tuttotondo, Ettore Sottsass era convinto che il design non dovesse solo essere funzionale, ma anche saper suscitare emozioni e idee, attraverso la forma, il disegno, il colore e la struttura. Il suo obiettivo era sociale, culturale e sensoriale. Un tipo di design, in pratica, in linea con la sensibilità contemporanea. Nel corso della sua lunghissima carriera, durata circa 60 anni, Sottsass ha rivoluzionato il concetto di design con il suo impeto creativo, la sua energia e il suo talento eclettico.
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Nato a Innsbruck nel 1917, si laurea nel 1939 al Politecnico di Torino e comincia la sua attività a Milano, nel 1947, in un periodo in cui l'Italia era in piena ricostruzione dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1958 inizia a collaborare con la Olivetti, un rapporto che durerà oltre trent’anni e che porta alla realizzazione di un nuovo stile per i prodotti della ditta. Fra le opere di questo periodo ricordiamo in particolare la celebre macchina da scrivere "Valentine" e il calcolatore mainframe Elea 9003, il primo computer a transistor commerciale prodotto in Italia, il cui design elegante e funzionale valse a Sottsass il primo di tre premi Compasso d'Oro, nel 1959.
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Negli anni Cinquanta e Sessanta, Sottsass fece dei viaggi importanti, che influenzarono la sua concezione di prodotto. Due in particolare furono fondamentali per la sua formazione: quello a New York, dove l'artista venne a contatto con il consumismo della società americana e quello in India, nel 1961, in cui fu affascinato da una cultura basata sui colori e la fisicità. Grazie a queste esperienze, vissute non da semplice turista ma come soggetto attivo, partecipe e disposto ad assorbire tutto quello che i suoi occhi osservavano, Sottsass elaborerà ulteriormente il concetto di un artefatto non finalizzato alla produzione nuda e cruda, ma visto come oggetto carico di emotività, in grado di suscitare reazioni sensoriali diverse.
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Nella seconda metà degli anni '60 nasceva il concetto di Controdesign o Radical Design (1966-1972), che proponeva il design come strumento di critica sociale. Il Radical Design culminò nel 1981 con la fondazione del movimento Memphis, che nacque proprio come ribellione alla vuota sobrietà e al rigido funzionalismo del Design modernista. Insieme ad altri nomi noti come Martine Bedin, Matteo Thun, Aldo Cibic, Marco Zanini e Michele de Lucchi, Ettore Sottsass fu alla guida di questo Gruppo e rispose al formalismo e al freddo "buon gusto" con forme stravaganti, geometriche e un po' kitsch e con le tonalità brillanti della Pop Art.
I prodotti erano spesso rivestiti in laminato plastico, considerato materiale "povero"; si utilizzava spesso anche il vetro, combinando i materiali con texture e decorazioni ricche di colore e brio.
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Il risultato era un design dinamico e accattivante destinato a conquistare anche molti personaggi famosi, come David Bowie e Karl Lagerfeld, e a riscuotere molto successo fra i collezionisti. Recentemente, Memphis ha vissuto un nuovo momento d’oro e continua a rappresentare una fonte di ispirazione duratura per i designer di interni, a ulteriore riprova del suo spirito pionieristico e innovativo.
Le idee del collettivo Memphis furono accolte con entusiasmo in tutto il mondo, tanto che molti dei progettisti che collaborarono alla collezione con cui il Gruppo si presentò al Salone del Mobile del 1981 erano stranieri: fra gli altri, l'austriaco Hans Hollein, la francese Nathalie du Pasquier, l'americano Michael Graves, il giapponese Shiro Kuramata.

Mentre il movimento Memphis raggiungeva l'apice della notorietà, Sottsass aveva cominciato anche a dedicarsi a una società di consulenza per il design – che col tempo strinse collaborazioni importanti come quella con la Alessi – chiamata Sottsass Associati. Nel 1985, Sottsass decise di focalizzare l'attenzione su tale società e abbandonò il Gruppo Memphis, che si dissolverà pochi anni dopo, nel 1988.
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Gli anni Novanta rappresentarono per Ettore Sottass un periodo di grandi cambiamenti in cui le collaborazioni con altri designer si fecero più rare e cominciarono a farsi invece più sentiti i progetti architettonici e la realizzazione di opere per le piccole gallerie d’arte, nell'ambito di un'opposizione alla nuova società basata sul consumismo e sulla produzione di massa.
Nell'arco di questi anni e fino alla sua morte, i più grandi musei del mondo hanno dedicato a Sottsass mostre importanti e i suoi lavori sono oggi presenti nelle collezioni permanenti di centri internazionali come il Metropolitan Museum of Art, il Centre Georges Pompidou e il Victoria & Albert Museum.
Gli ultimi anni della vita di Sottsass sono stati dedicati all’attività critica. L'artista è scomparso a Milano il 31 dicembre del 2007, all'età di novant'anni, a causa di uno scompenso cardiaco. A detta di numerosi storici e critici, la sua figura ha avuto un impatto inestimabile sul Design e una risonanza enorme in tutta Italia e nel resto del mondo.
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