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Magazine/Design/Gio Ponti, le mille vite di un designer

Gio Ponti, le mille vite di un designer

L'Italia non sarebbe davvero l'Italia senza Gio Ponti. Ha lasciato un segno indelebile nella Storia del Design e dell'Architettura, reinventando lo stile italiano ed esportandolo a livello internazionale.

3 luglio 2023
A sinistra: Grattacielo Pirelli, Milano (1956-61). Foto di Paolo Monti, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons. Al centro: Gio Ponti, immagine di dominio pubblico. A destra: Grattacielo Pirelli, Milano, interno. Foto di Paolo Monti, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

A sinistra: Grattacielo Pirelli, Milano (1956-61). Foto di Paolo Monti, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons. Al centro: Gio Ponti, immagine di dominio pubblico. A destra: Grattacielo Pirelli, Milano, interno. Foto di Paolo Monti, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l'acciaio, non è il vetro l'elemento più resistente. Il materiale più resistente nell'edilizia è l'arte.

Nato il 18 novembre 1891 a Milano, dove studiò architettura al Politecnico, Gio Ponti fu un artista decisamente poliedrico. Dopo la Prima Guerra Mondiale, durante la quale ricevette numerose onorificenze per il suo impegno in prima linea, lavorò come direttore artistico per l'azienda di porcellane Richard-Ginori. Questa collaborazione sarebbe durata fino al 1938, un lungo periodo durante il quale Gio Ponti rinnovò completamente la prestigiosa collezione del marchio.

Leggi anche: 6 giganti del Design moderno di metà secolo

Macchina da caffè La Pavoni, progettata da Ponti nel 1948. Immagine di dominio pubblico

Nel 1921 sposò Giulia Vimercati e, due anni dopo, entrò nello studio di architettura guidato da Mino Fiocchi ed Emilio Lancia, per poi aprire la propria azienda nel 1933 insieme agli ingegneri Antonio Fornaroli ed Eugenio Soncin. Ispirandosi in modo marcato al modernismo, l'azienda annovera, tra le prime commissioni negli anni '30, i dieci palazzi "Domus" di Milano, la facoltà di Matematica dell'Università di Roma e la sede milanese dell’azienda chimica Montecatini (oggi Montedison).

Allo stesso tempo Gio Ponti, nominato direttore della Biennale di Monza per le arti decorative, contribuì alla fama internazionale dell’evento, che nel 1933 si sarebbe trasferito a Milano diventando la Triennale di Milano. Ponti mantenne la direzione della Triennale fino alla sua morte. Per promuovere il movimento artistico "Novecento" creò Domus, un mensile di architettura pubblicato ancora oggi e diretto da noti architetti italiani.

Gio Ponti, Bottiglia con tappo, 1949 circa, vetro, 36,8 x 8,3 cm. Brooklyn Museum, Dono del Governo italiano. Immagine di dominio pubblico

Avrebbe lasciato la rivista nel 1941 per crearne un’altra, Lo Stile, che come Domus ebbe un grande impatto nel mondo dell’architettura e del design. Fino all'inizio degli anni '60, resse anche la cattedra di Architettura del Politecnico, trasmettendo il suo know-how con la stessa passione. Dopo le porcellane di Richard-Ginori, Ponti intraprese la direzione artistica del produttore di mobili e di illuminazione contemporanea Fontana Arte. Il suo talento per il design lo portò successivamente a collaborare anche con la prestigiosa vetreria Venini di Murano.

Potrebbe interessarti anche: Venini, vetro e luce

Grattacielo Pirelli, Milano (1956-61). Foto di Paolo Monti, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Architetto, designer, pittore, professore, giornalista ed editore, Ponti aveva più di un asso nella manica e, da instancabile lavoratore, avrebbe vissuto la sua età d'oro negli anni '50. In termini di architettura, in questo decennio progettò un altro edificio esclusivo per Montecatini, gli interni della nave Andrea Doria per la compagnia marittima Italian Line e quelli dell'Hôtel Royal di Napoli, sontuose ville a Caracas e Teheran, il Palazzo della cultura a Stoccolma e, soprattutto, il Grattacielo Pirelli di Milano. Considerato il suo capolavoro, il “Pirellone” è un grattacielo a setti rigidi triangolari di oltre 127 metri di altezza, e ha detenuto il record di edificio più alto dell’Unione Europea sino al 1958.

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Gio Ponti, Piero Fornasetti, Edina Altara e Guido Gambone, studio e camerino di Casa Lucano, 1951 circa. Foto © Cambi Casa d'Aste e Phillips

Ponti avrebbe lasciato il segno anche in Pakistan e Singapore, dove costruì edifici ufficiali e restaurato le facciate di alcuni grandi magazzini negli anni '60. Per quanto riguarda il design, gli anni '50 furono particolarmente ricchi di creazioni e collaborazioni originali. In quel periodo Ponti inventò la prima macchina da caffè prodotta dal marchio Pavoni, disegnò linee di posate per Sabattini e sanitari per l'azienda belga Ideal Standard, progettò interni e arredi con Piero Fornasetti. Fra le note collaborazioni con quest'ultimo, citiamo la Casa di Fantasia, un appartamento a Milano, pieno di mobili incantevoli e architetture stravaganti.

Per approfondire: La Casa di Fantasia

La sedia "Superleggera", disegnata da Ponti nel 1955 per Cassina. Immagine di dominio pubblico

Per l'azienda di arredamento Cassina, Gio Ponti progettò la sedia Superleggera, ora un classico del design nonché la più riconoscibile delle sue creazioni di mobili, traendo ispirazione dai mobili tradizionali dei pescatori di Chiavari, il suo paese natale. Commercializzata dal 1955 in poi, la Superleggera avrebbe vinto il record mondiale di leggerezza, con un peso di appena 1,7 kg.

Per convincere gli scettici sulla resistenza della sedia, si dice addirittura che ne gettò un prototipo dal quarto piano di un edificio. Alcune edizioni limitate di questa sedia, concepite sulla scia della Seconda Guerra Mondiale quando il risparmio era una grande preoccupazione, sono oggi vendute a oltre 1.500 euro. Molteni, un'azienda italiana di arredamento, continua a produrre alcuni dei pezzi più riconoscibili di Gio Ponti (tra cui sedie, poltrone, singole unità e tavolini), distribuendoli in tutto il mondo.

Questo grande nome dell’architettura e del design italiano morì a Milano il 16 settembre 1979. Il Compasso d’Oro, importante riconoscimento da lui fondato nel 1954, viene ancora assegnato ogni anno dall'Associazione Disegno Industriale per premiare il meglio dell’architettura e del design italiani.

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Versione aggiornata di un articolo originariamente pubblicato nel 2020.

Gio Pontiarchitetturadesign italianostile

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